Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare (A.C.Doyle).

Che cosa vuol dire osservare? E’ sinonimo di vedere? In realtà no, la differenza tra i due termini è sostanziale.

Vedere deriva dal latino “Videre” che significa percepire con gli occhi, cogliere i particolari intorno a noi con la facoltà della vista.
Osservare deriva dal latino “Observare” che significa rendersi conto di qualcosa, ovvero valutare attentamente i fenomeni al fine di comprenderli meglio. E’ un’azione profonda che non coinvolge solamente la vista, ma implica uno sforzo mentale maggiore per andare oltre la singola percezione.
Osservare, perciò, è andare oltre ciò che si vede. Tutti possediamo questa abilità, ma non tutti siamo capaci di utilizzarla al meglio, bisogna saperla allenare.

Nel lavoro educativo con i bambini, l’osservazione è di essenziale importanza, perché ci aiuta a cogliere tutti quegli aspetti e sfumature che facilitano l’inizio di una relazione educativa. Saper osservare significa essere in grado di mettere in pausa il proprio giudizio, porre a tacere ogni bisogno di interrompere o dirigere l’esperienza del bambino e limitarsi semplicemente ad osservarla.

Quel che accade, invece, è che spesso noi adulti entriamo in relazione con i bambini già prevenuti, credendo di aver già le risposte, per il semplice fatto che anche noi siamo stati bambini e quindi conosciamo il perché di determinati comportamenti. Questo atteggiamento pecca di presunzione, dal momento in cui diversi adulti pensano già di sapere cosa è giusto e cosa è sbagliato per i più piccoli, ancor prima di capire i bisogni e le richieste da parte di questi ultimi.

L’esperienza di ciascuno, è un’esperienza singolare e individuale; per poterla comprendere, bisogna imparare a non mescolare tra loro il proprio vissuto con il vissuto dell’altro. Ovvero non attribuire un significato personale, per decifrare l’esperienza dell’altro. Questo fa un buon osservatore.

Osservando il bambino, ad esempio, posso comprendere in quali situazioni ho maggiormente l’istinto di intervenire per sostituirmi a lui e perché, capendo così molto anche riguardo me stesso/a, le mie paure, i miei freni e le capacità per superarli. Non è un percorso semplice ed immediato, ma attraverso una supervisione pedagogica si possono raggiungere degli obiettivi importanti, partendo da una comprensione profonda di se stessi.

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